Domenica 25 e lunedì 26 ottobre, presso la sede ispettoriale di Mestre, si è svolta la prima Consulta degli Animatori di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Salesiana San Marco. Due giornate di preghiera, fraternità, confronto e lavoro, vissute con il desiderio di rileggere insieme le sfide delle opere salesiane e di custodire con rinnovata passione il servizio educativo tra i giovani.
Il primo momento di formazione è stato dedicato alla nuova Ratio salesiana, presentata da don Ivo Coelho, già Consigliere generale per la Formazione, intervenuto online dall’India. Don Ivo ha indicato nel Sistema Preventivo il principio ispiratore di ogni cammino formativo, richiamando la dinamica della grazia e della libertà che sta al cuore dell’educazione salesiana. Ha inoltre sottolineato il valore della formazione permanente, che chiede di imparare a rileggere la vita, le relazioni e l’esperienza pastorale alla luce della fede e dell’azione dello Spirito.
Un’attenzione particolare è stata riservata alla formazione condivisa tra salesiani e laici, riconosciuta dalla Ratio come un compito centrale della Pastorale Giovanile. Il luogo privilegiato di questa formazione non è anzitutto un corso o un’attività aggiuntiva, ma la vita ordinaria della Comunità Educativo-Pastorale, nella quale si impara a camminare insieme, a discernere e a vivere una corresponsabilità reale. In questa prospettiva, è emersa anche l’importanza del nucleo animatore, chiamato ad accompagnare le persone e a generare processi che coinvolgano progressivamente tutta la comunità.
Nel suo intervento, l’Ispettore don Silvio Zanchetta ha ripreso alcuni passaggi significativi della vita ispettoriale, richiamando anzitutto la gratitudine per il bene seminato dalle opere salesiane nel tempo. L’esperienza recente del centenario dell’opera di Tolmezzo ha mostrato come la presenza salesiana continui a generare memoria, riconoscenza e fiducia nelle persone e nei territori. Don Silvio ha inoltre incoraggiato i confratelli a custodire la fraternità, il dialogo e un ritmo di vita sostenibile, riconoscendo che la missione può portare frutto soltanto se sostenuta da legami veri e dalla cura della propria vita umana e spirituale.
La serata di domenica ha lasciato spazio anche alla condivisione personale tra i confratelli. A partire dalle domande su ciò che ha formato ciascuno nel passato, su quanto sta formando oggi nella missione e sui bisogni di formazione per il futuro, è emersa una ricchezza di esperienze: la vita comunitaria, l’incontro con giovani e laici, la preghiera, lo studio, le fragilità attraversate e la possibilità di imparare dall’esperienza. È risuonata con forza la necessità di custodire la formazione del cuore, la qualità delle relazioni fraterne, il discernimento e l’accompagnamento spirituale.
La serata si è conclusa con la buonanotte di don Faraz Masih, ordinato sacerdote in Pakistan lo scorso settembre. Don Faraz ha raccontato la propria vocazione, nata e maturata in un contesto di minoranza cristiana, nel quale ha avvertito la chiamata a essere costruttore di pace attraverso il dialogo con le persone di altre religioni. Ha ricordato con gratitudine anche i diversi missionari dai quali ha ricevuto l’annuncio del Vangelo e ai quali continua a sentirsi profondamente legato.
Nella mattinata di lunedì i partecipanti si sono divisi nelle diverse Consulte. Per il mondo della scuola si è riflettuto sul volto evangelizzatore dell’esperienza scolastica, sulla formazione dei docenti, sulla corresponsabilità con i laici e sulla necessità di non relegare la pastorale a momenti marginali o separati dalla vita ordinaria. È emerso il desiderio di rendere ogni dimensione della scuola occasione di incontro, accompagnamento e crescita, aiutando i ragazzi a leggere la propria vita, a maturare nella fede e a interrogarsi sulla propria vocazione.
Gli incaricati di oratorio hanno invece avviato, con Paola Ottolini dell’ISRE, un percorso sulla leadership educativa e carismatica. La riflessione ha messo in luce come il servizio di guida non possa ridursi alla sola organizzazione delle attività, ma debba promuovere relazioni, corresponsabilità, appartenenza e cura delle persone. Il lavoro di gruppo sull’identità e sul ruolo dell’incaricato d’oratorio ha evidenziato l’ampiezza delle richieste quotidiane, ma anche la necessità di far crescere équipe capaci di condividere responsabilità e di mantenere al centro il carisma salesiano e la presenza educativa tra i giovani.
Tra gli aggiornamenti finali, don Paolo De Cillia ha richiamato l’attenzione sulla privacy, sulla tutela dei minori, sulla cura degli accordi con enti e associazioni e sulla sostenibilità economica delle attività pastorali. Si tratta di aspetti sempre più necessari per vivere con responsabilità le proposte educative, specialmente in vista delle attività estive. È stata inoltre sottolineata l’importanza di partire da progetti educativi chiari e significativi, capaci di intercettare anche opportunità di sostegno e di raccolta fondi.
Don Luca Bernardello ha infine rilanciato il tema dell’animazione vocazionale, ricordando che ogni opera salesiana è chiamata a essere luogo nel quale i giovani possano incontrare il Vangelo, fare esperienza di comunità e interrogarsi con libertà sul proprio futuro. Accanto ai cammini strutturati, restano decisive le proposte semplici e quotidiane, la preghiera, l’accompagnamento personale e la testimonianza di comunità capaci di vivere con autenticità la propria vocazione.
La prima Consulta APG dell’anno ha così consegnato un orientamento condiviso: continuare a formarsi nella missione, camminare con maggiore corresponsabilità tra salesiani e laici e custodire, nelle diverse realtà dell’Ispettoria, quella passione educativa che rende vivo oggi il sogno di don Bosco.