Carissimi confratelli salesiani e laici impegnati nelle Comunità Educativo-Pastorali (CEP) e nelle Équipe di Pastorale Giovanile, Aprile ci accoglie in un momento cruciale della nostra fede: la Settimana Santa. Stiamo vivendo intensamente questi giorni decisivi, che rappresentano il cuore dell’anno liturgico. Siamo ormai alle porte della Pasqua, il mistero che dona luce alla nostra vita e alla nostra missione. È il passaggio dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce.
Dentro questa luce si inserisce una memoria significativa della nostra storia carismatica. Il 5 aprile 2026 - Domenica di Pasqua - ricorre il 180° anniversario dell’arrivo di don Bosco a Valdocco. Era infatti sempre una domenica di Pasqua, il 5 aprile 1846, quando - dopo mesi di incertezze, sfratti, tentativi falliti, silenzi e apparenti chiusure, don Bosco entra finalmente nella tettoia Pinardi. Colpisce la dinamica vissuta: prima il tempo difficile, il disorientamento, la precarietà del non sapere dove andare e cosa fare; poi l’apertura, la possibilità, la vita che riparte. Come se anche nella storia dell’Oratorio ci fosse stato un lungo “sabato santo”, un tempo di attesa e di buio che prepara una Pasqua concreta e feconda.
È proprio dentro questo clima che si inserisce la provocazione di questo mese, lasciandoci guidare da un detto popolare che nasconde una verità profonda: “Aprile dolce dormire”. Può far sorridere, ma se preso sul serio apre uno squarcio sulla vita spirituale. Il tempo pasquale passa attraverso il sonno, la notte, il silenzio. Non tutto accade alla luce del giorno, non tutto si realizza quando siamo attivi. Anzi, proprio mentre l’uomo si ferma, mentre sembra non accadere nulla, Dio porta a pienezza e compimento le sue opere.
Siamo invitati a riconoscere con Tomas Halik (scusate se lo cito spesso, ma è l’autore che sto approfondendo in questo periodo) che, in ogni nostra attività, esiste una sfera che sfugge al nostro controllo, uno spazio in cui Dio opera mentre noi siamo “addormentati” e cediamo quindi al “servizio divino del sonno”1. È possibile che proprio in quei frangenti accadano degli eventi determinanti. Vi sono momenti, infatti, nella vita individuale e nell'azione pastorale, in cui si ha la percezione di uno stallo. Magari abbiamo dedicato tante energie nella semina, ma vediamo che i risultati sono scarsi. Nonostante discorsi, proposte e organizzazione, i frutti tardano ad arrivare. Di fronte a questo, la tentazione è quella di sentire di dover fare di più, di accelerare i ritmi, accumulare e intensificare le iniziative. Tuttavia, la Parola di Dio ci orienta diversamente, introducendoci in una dimensione che fatichiamo ad accogliere: ovvero che il silenzio, la notte, il riposo, sono elementi necessari alla crescita del Regno: Il regno, infatti, è «come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura» (Mc 4,26-34). Gesù illustra come il seme germogli e si sviluppi anche mentre il seminatore dorme. Per cui il punto cruciale non risiede nelle capacità umane, bensì nella potenza intrinseca della vita. Il Regno progredisce anche al di fuori della nostra supervisione.
La Pasqua è il cuore di questa rivelazione. Il Sabato Santo è il giorno più “buio” della fede: tutto tace, Cristo è nel sepolcro. Eppure proprio lì Dio agisce. Cristo scende negli inferi e risveglia l’umanità. E la resurrezione avviene mentre tutti dormono. Nessuno vede il momento decisivo. La liturgia la chiama “felice notte”, perché proprio lì Dio ha operato la salvezza.
Questo ci impone di ripensare un po’ il nostro approccio alla missione. Tendiamo a credere che il successo pastorale nasca dalla nostra attività, dalle nostre intuizioni. Tuttavia, il mistero pasquale ci rivela che Dio opera anche – e soprattutto – quando non abbiamo il controllo. Don Bosco lo aveva compreso. Il sogno dei nove anni, come tutti gli altri suoi sogni, si fanno strada nella notte, mentre dorme. Non sono frutto di una sua pianificazione, ma di una rivelazione. I sogni diventano per lui un criterio di discernimento, uno spazio profondo in cui Dio comunica.
La questione diventa quindi cruciale: quanto spazio concediamo a Dio per parlarci? O quanto, invece, lo riempiamo con le nostre parole, attività e strategie? Siamo capaci di riconoscere le "rivelazioni" di Dio anche nei momenti che consideriamo "vuoti" o "morti" della nostra esistenza?
Viviamo in una cultura che teme il silenzio e riempie ogni vuoto. Anche nella pastorale rischiamo di fare lo stesso. Eppure la pianificazione, pur necessaria, non esaurisce l’azione dello Spirito. C’è un oltre che ci precede e ci supera. Questo tempo pasquale diventa allora un invito forte: educarci ed educare i giovani a riconoscere Dio anche quando sembra assente, a stare nei tempi di attesa senza scappare, a vivere il Sabato Santo senza riempirlo. Perché proprio lì Dio lavora. Lavora nei giovani che non rispondono subito, nelle comunità che faticano, dentro di noi quando non vediamo risultati.
La vera sfida pastorale, dunque, è quella di accompagnare a riconoscere l’azione di Dio nel nostro sonno, nelle cose nascoste, nelle lentezze della vita. È generare una spiritualità capace di abitare la notte. E la provocazione resta: imparare a “dormire” in Dio. Non come disimpegno, ma come fiducia. Lasciare spazio allo Spirito. Perché il rischio più grande non è che Dio non agisca. Il rischio è che noi non gli lasciamo spazio.
Che sia perciò un buon mese di aprile, in cui sia “dolce dormire”, perchè impariamo a fidarci di più di Dio.
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don Emanuele Zof
DELEGATO PG - INE
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1 «Ancora una volta, è sera tardi e tra poco mi coricherò per il mio “servizio divino del sonno”, come ho chiamato questo tempo fin da quando ho meditato sulla teologia delle cose di tutti i giorni di Rahner, cercando la mia strada. Non solo la “preghiera prima di dormire”, ma anche lo stesso dormire è un atto di fiducia nell'ordine del mondo di Dio, un piccolo cenno di assenso quotidiano, preparazione per il momento in cui dovremo lasciar andare ogni cosa dalla nostra testa e dalle nostre mani e non potremo controllare più nulla; quando affonderemo completamente noi stessi nel mistero e nella sorpresa, di cui il mondo dei sogni nel quale l'impossibile diventa possibile - è un'anticipazione. Possa quell'ultimo sogno dal quale ci risveglieremo dentro la luce immortale del mattino di Pasqua - essere libero dall'ansia e dalla confusione che abbondano in numerosissimi sogni delle nostre notti sulla terra. (T. Halik, Notte del confessore, Vita e Pensiero, p.124-125)