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05/09/2026

Assemblee Generali Ispettoriali 2026: «Ogni giovane e tutto il giovane»

Il 4 e 5 settembre a Mestre oltre 300 presenze dalle opere salesiane del Triveneto per l’appuntamento di inizio anno. Al centro delle due giornate la Magnifica Humanitas di papa Leone XIV e la rilettura del Sistema Preventivo di don Bosco davanti alle sfide educative del nostro tempo.

Venerdì 4 e sabato 5 settembre 2026 si sono svolte a Mestre, presso la sede dell’Ispettoria Salesiana “San Marco” – Italia Nord Est, le Assemblee Generali Ispettoriali, tradizionale appuntamento che apre il nuovo anno educativo e pastorale e riunisce salesiani e laici impegnati nelle diverse opere del territorio. La giornata di venerdì ha coinvolto in particolare Scuole, Formazione Professionale, IUSVE e Opere Sociali, mentre quella di sabato è stata dedicata a Oratori, Parrocchie e Convitti. Il programma ha alternato preghiera, formazione, confronto in gruppi, lavoro per realtà locali e reti territoriali, comunicazioni ispettoriali e momenti conclusivi di preghiera e celebrazione.

La partecipazione ha confermato il valore di questo appuntamento per la vita dell’Ispettoria: 252 persone hanno preso parte alla giornata del 4 settembre e 65 a quella del 5 settembre, per complessive 317 presenze provenienti dalle diverse realtà salesiane del Triveneto. Direttori, confratelli, responsabili pastorali, docenti, formatori, educatori, operatori sociali, collaboratori e membri delle Comunità Educativo-Pastorali hanno così avuto l’occasione non soltanto di ricevere alcuni contenuti formativi, ma soprattutto di incontrarsi e rileggere insieme la missione educativa salesiana.

A fare da filo conduttore alle due giornate è stata la recente Lettera Enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Fin dalla preghiera iniziale, attraverso l’immagine biblica della ricostruzione di Gerusalemme narrata nel libro di Neemia, è emerso l’invito a scegliere tra la costruzione di nuove “torri di Babele”, fondate sulla potenza e sull’efficienza, e l’edificazione paziente di una città nella quale la dignità della persona, la giustizia e la fraternità possano trovare casa.

Dopo l'intervento iniziale dell’Ispettore don Silvio Zanchetta, che ha messo in evidenza come queste giornate siano fondamentali per costruire comunione e mettano in atto quanto delineato nel P.O.I. ispettoriale, si è svolto il primo intervento formativo che è stato affidato al prof. don Roberto Maier, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha proposto una riflessione su Magnifica Humanitas: la Dottrina Sociale della Chiesa e i suoi sconfinamenti. Attraverso i temi della potenza, della tecnica e della verità come bene comune, don Maier ha aiutato i partecipanti a interrogarsi sull’immagine di uomo che sta dietro alle trasformazioni tecnologiche contemporanee. In un mondo nel quale crescono le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale e dagli strumenti digitali, rimane infatti decisiva la domanda su ciò che rende autenticamente umana la persona: la sua corporeità, la vulnerabilità, le relazioni, la libertà, la ricerca della verità e il bisogno di prossimità.

Nel pomeriggio il confronto si è concentrato direttamente sul Sistema Preventivo di don Bosco, a 150 anni dalla pubblicazione del celebre testo del 1877. Tre interventi complementari hanno permesso di mettere in dialogo la tradizione salesiana con alcune delle provocazioni presenti nell’enciclica.

Don Emanuele Zof, Delegato ispettoriale per la Pastorale Giovanile, ha sviluppato il tema «Ogni giovane e tutto il giovane», rileggendo in chiave salesiana l’affermazione di Paolo VI, ripresa da Leone XIV, secondo cui il vero sviluppo deve promuovere «ogni uomo e tutto l’uomo». Da qui la traduzione educativa: raggiungere ogni giovane, senza escludere nessuno, e prendersi cura di tutto il giovane, senza ridurlo al rendimento scolastico, alla preparazione professionale, alla fragilità che porta con sé o a una sola dimensione della sua esistenza.

La riflessione di don Loris Benvenuti, docente di Pedagogia allo IUSVE, ha posto invece l’attenzione sul limite e sull’inciampo. In una cultura che tende a immaginare un essere umano sempre più efficiente, performante e “levigato”, l’educazione rischia di considerare fragilità, sofferenza e differenze semplicemente come problemi da correggere. La prospettiva cristiana e salesiana invita invece a riconoscere che proprio il limite può diventare luogo di crescita, libertà, incontro e responsabilità. L’educatore non è chiamato semplicemente ad “aggiustare” il ragazzo, ma ad accompagnarlo dentro la sua storia perché possa scoprire possibilità nuove anche a partire dalle proprie fragilità.

A completare il percorso è intervenuto don Vincenzo Salerno, docente IUSVE, con un commento pedagogico dedicato al Sistema Preventivo nell’era della standardizzazione. La sua riflessione ha provocato le comunità educative a non permettere che diagnosi, sigle e categorie amministrative sostituiscano il volto concreto dei giovani. ADHD, DSA, BES, autismo o la condizione di minore straniero non accompagnato sono strumenti e categorie utili per comprendere e accompagnare, ma non possono diventare definizioni assolute della persona. Il Sistema Preventivo chiede invece di continuare a vedere prima di tutto un giovane, con un nome, una storia e un futuro non ancora scritto.

La formazione ha trovato poi uno sviluppo concreto nei numerosi momenti di confronto. Dopo una prima condivisione in gruppi misti, nel pomeriggio i partecipanti si sono riuniti anzitutto per realtà locali, chiedendosi quali provocazioni degli interventi fossero già presenti nelle proprie opere e dove fosse necessario crescere. Successivamente il confronto si è allargato alle reti territoriali e di ambito, con l’obiettivo di individuare possibili percorsi di formazione condivisa, scambio di competenze e attività educative comuni capaci di tradurre il Sistema Preventivo nelle diverse realtà del territorio.

Le Assemblee hanno così rilanciato una convinzione che appartiene alle radici stesse del carisma salesiano: non gestiamo semplicemente scuole, CFP, università, oratori, parrocchie, convitti o opere sociali; accompagniamo persone. In un tempo nel quale algoritmi, procedure e classificazioni rischiano di ridurre l’uomo a prestazione, dato o categoria, la risposta educativa di don Bosco conserva tutta la sua attualità: conoscere il giovane, stargli accanto, credere nelle sue possibilità e offrirgli un ambiente nel quale possa crescere integralmente.

È questa, in fondo, la sfida consegnata alle comunità educative all’inizio del nuovo anno: continuare a costruire opere capaci di raggiungere ogni giovane e tutto il giovane, soprattutto chi è più fragile o rischia di rimanere ai margini. Perché nessun ragazzo coincide con il proprio limite, con il proprio errore o con una diagnosi, e ogni giovane porta con sé una storia ancora aperta e una possibilità di bene sulla quale, come don Bosco, vale sempre la pena scommettere.