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11/06/2026

Chi ama educa - Assemblea SxS

Centinaia di partecipanti provenienti da tutta Italia, la partecipazione più alta nella storia associativa della rete di Salesiani per il sociale, tre giorni di confronto, discernimento e corresponsabilità per rinnovare una missione che da sempre mette al centro i giovani più vulnerabili.

Si è conclusa a Napoli, presso l’Istituto Salesiano Don Bosco, l’Assemblea nazionale 2026 di Salesiani per il sociale, dedicata al tema “Chi ama educa. Educare alla giustizia sociale”.

Un appuntamento che ha rappresentato molto più di un momento associativo, un’esperienza di comunità, un laboratorio di futuro e un segno concreto della vitalità di una rete che continua a crescere e a generare speranza nei territori.

Nel corso dei lavori è stato approvato con una larghissima maggioranza il Documento programmatico 2026-2029, insieme al Bilancio sociale 2025 e al Bilancio di esercizio 2025.

«L’Assemblea nazionale si conclude con un risultato che va oltre il dato delle votazioni. La quasi unanime approvazione dei documenti esprime una visione condivisa e una forte assunzione di responsabilità – dichiara il presidente nazionale di Salesiani per il sociale don Francesco Preite. Da Napoli ripartiamo più uniti, consapevoli che educare alla giustizia sociale significa costruire insieme opportunità, diritti e futuro per i giovani più fragili. Una Rete che sceglie di camminare insieme è una Rete capace di generare cambiamento».

L’Assemblea si è aperta con la testimonianza di Alessia del Forum Giovani di Salesiani per il sociale, che ha raccontato il proprio percorso di crescita nato dall’esperienza del Servizio Civile. Il suo intervento ha messo in luce il valore di comunità educative capaci di accogliere, ascoltare e responsabilizzare i giovani.

La presenza dei ragazzi e delle ragazze del Forum Giovani, provenienti da diverse regioni italiane, ha rappresentato un segno concreto di partecipazione, cittadinanza attiva e corresponsabilità. Dopo il Servizio Civile, molti di loro hanno scelto di continuare il proprio impegno nella rete come volontari, restando protagonisti accanto ai minori e ai coetanei più vulnerabili.

A seguire i saluti istituzionali di don Gianpaolo Roma, Ispettore Italia Meridionale, don Giuseppe Russo, Presidente territoriale Salesiani per il sociale Italia Meridionale, e don Elio Cesari, Direttore del Centro Nazionale Opere Salesiane. Ha portato il suo saluto all’Assemblea anche don Giorgio De Giorgi, Ispettore nominato della Circoscrizione speciale Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania.

Nei loro interventi è stato sottolineato il valore dell’educazione salesiana come risposta concreta alle nuove fragilità sociali e come contributo fondamentale alla costruzione del bene comune, attraverso la promozione dei diritti, della partecipazione e dell’inclusione delle giovani generazioni.

La relazione del presidente nazionale di Salesiani per il sociale don Francesco Preite ha richiamato con forza il senso dell’Assemblea “Chi ama educa. Educare alla giustizia sociale”. Educare, oggi, significa stare dalla parte dei giovani più fragili, leggere le cause delle disuguaglianze e contribuire a trasformarle.

La relazione ha ribadito l’identità di Salesiani per il sociale come Rete associativa APS, un soggetto collettivo chiamato a rappresentare i territori, coordinare le esperienze, promuovere sviluppo e incidere sulle politiche sociali ed educative. Nel solco del Sistema Preventivo di Don Bosco, la rete è chiamata a passare sempre più dall’essere insieme all’agire come uno, facendo dell’educazione una scelta evangelica, sociale e pubblica.

Accanto ai momenti assembleari, ampio spazio è stato dedicato al confronto tra i partecipanti attraverso gruppi di lavoro, dialoghi e interventi che hanno permesso di condividere esperienze, buone pratiche e prospettive per il futuro. Particolarmente significativa è stata anche la visita guidata all’Opera Don Bosco di Napoli, accompagnata dal direttore don Fabio Bellino, occasione per conoscere da vicino una realtà che continua a essere presidio educativo e sociale per il territorio.

Uno dei momenti più intensi dell’Assemblea è stata la visita alle Catacombe di San Gaudioso e al Rione Sanità, accompagnata dall’incontro con don Antonio Loffredo.

L’esperienza della Sanità ha offerto una testimonianza concreta di come sia possibile trasformare fragilità, marginalità e degrado in opportunità di sviluppo, cultura, lavoro e protagonismo giovanile, attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità e delle nuove generazioni.

La Celebrazione Eucaristica conclusiva, presieduta da don Silvio Zanchetta, Consigliere Ispettore delegato CISI, ha affidato il cammino della rete alla luce del Vangelo e al carisma educativo di Don Bosco.

Nelle conclusioni dell’Assemblea, don Francesco Preite ha consegnato alla rete tre parole chiave che guideranno il cammino dei prossimi anni, appartenenza, sostenibilità e giustizia sociale.

L’appartenenza come scelta di corresponsabilità e partecipazione alla vita della rete. La sostenibilità come capacità di rafforzare la missione comune attraverso una cultura del dono, delle alleanze e della condivisione. La giustizia sociale come orizzonte educativo e criterio per orientare ogni scelta a favore dei giovani che vivono condizioni di maggiore vulnerabilità.

«Abbiamo scelto di essere una Rete che non si limita a gestire servizi, ma che vuole essere presenza educativa, voce pubblica e alleanza sociale a favore dei giovani più fragili. Una Rete capace di coniugare carisma salesiano, diritti, partecipazione e bene comune, dentro l’orizzonte della Costituzione italiana e delle sfide del nostro tempo», afferma il presidente nazionale don Francesco Preite.

A fare da filo rosso all’intera Assemblea è stato il richiamo al carisma di Don Bosco e al Sistema Preventivo, riletti oggi come proposta di giustizia sociale e risposta concreta alle disuguaglianze educative e sociali.

Da Napoli la rete associativa riparte con una responsabilità rinnovata, trasformare le parole condivise in scelte concrete, i documenti approvati in azioni, le alleanze costruite in opportunità reali per i giovani più fragili.

Perché, oggi come ai tempi di Don Bosco, educare significa generare speranza, dignità e futuro.