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29/06/2026

“Ci sto!”: educare a restare umani nell’era dell’Intelligenza Artificiale

“Ci sto! Umani per scelta nell’era dell’IA” è il titolo del nuovo progetto transmediale promosso da Avvenire e dall’Istituto Universitario Salesiano di Venezia, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI e con il contributo di Generali. Un percorso pensato per accompagnare famiglie, insegnanti, educatori e studenti dentro una delle grandi sfide educative del nostro tempo: abitare il mondo digitale senza smarrire la centralità della persona.

Il progetto nasce con un’intuizione semplice e molto efficace: parlare di informazione, social network, algoritmi e Intelligenza Artificiale attraverso la metafora del corpo umano. Testa, occhi, bocca, orecchie, cuore, mani, piedi e corpo intero diventano così otto porte di accesso per riflettere su come viviamo dentro l’ecosistema digitale. Non si tratta solo di imparare a usare meglio gli strumenti, ma di educare la persona che li utilizza. È qui che il progetto intercetta in modo profondo la sensibilità educativa salesiana: la tecnologia non è mai neutra rispetto alla crescita dei ragazzi, perché tocca il modo di pensare, scegliere, comunicare, ascoltare, amare e agire.

“Ci sto!” si presenta come un percorso di media literacy e di alfabetizzazione all’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di formare a un uso consapevole, critico e responsabile del digitale. In un tempo in cui smartphone, piattaforme social, contenuti generati dall’IA e sistemi algoritmici orientano sempre più le nostre scelte quotidiane, diventa fondamentale aiutare i giovani a riconoscere le manipolazioni, verificare le fonti, comprendere il funzionamento delle bolle informative e maturare un pensiero libero. L’urgenza educativa non è semplicemente quella di “stare al passo” con le innovazioni, ma di custodire la libertà interiore e la capacità di giudizio.

Il valore del progetto sta anche nella sua concreta spendibilità didattica. I materiali sono pensati in modo modulare e possono essere utilizzati sia per singole lezioni sia per costruire unità di apprendimento più articolate. Un docente può scegliere, ad esempio, di lavorare sugli “occhi” per affrontare il tema dei deepfake e dei falsi contenuti online, oppure può mettere insieme più moduli, collegando la “testa” alla centralità dell’uomo, le “orecchie” alle bolle algoritmiche e il “cuore” alla complessità dell’ascolto dell’altro. La proposta si presta quindi a un lavoro interdisciplinare che coinvolge educazione civica, area tecnico-scientifica e area umanistica.

Non mancano metodologie attive e coinvolgenti: debate, cooperative learning, fact checking, analisi di casi reali e project work interdisciplinari. In questo modo il digitale non viene trattato come un tema astratto o come una questione riservata agli specialisti, ma come un ambiente di vita da comprendere e abitare responsabilmente. È una prospettiva preziosa per le scuole secondarie di primo e secondo grado, ma anche per oratori, centri di formazione, gruppi giovanili e percorsi educativi rivolti ad adolescenti e giovani.

Un aspetto particolarmente significativo è il richiamo all’alleanza educativa tra scuola, famiglia e territorio. I temi affrontati dal progetto – dall’uso consapevole delle piattaforme social alla gestione dei dati personali, dal benessere digitale alla qualità dell’informazione – chiedono infatti un lavoro condiviso. Non basta che la scuola affronti questi argomenti in aula, se poi la famiglia e gli ambienti educativi non accompagnano i ragazzi con criteri comuni. Serve una corresponsabilità educativa capace di generare patti formativi, dialogo e orientamenti condivisi.

Il progetto mette gratuitamente a disposizione contenuti digitali differenti: testi, video, podcast e infografiche. I video sono pensati in particolare per il contesto scolastico e familiare, i podcast per docenti, educatori e professionisti, mentre le infografiche possono essere utilizzate nelle classi come supporto visivo al percorso. Nella scuola secondaria di secondo grado, inoltre, i materiali possono essere valorizzati anche nei percorsi di orientamento e nei PCTO dedicati alla comunicazione, all’informazione, alla cittadinanza digitale e all’Intelligenza Artificiale.

Per il mondo salesiano, “Ci sto!” rappresenta una proposta particolarmente interessante perché rimette al centro una convinzione educativa antica e sempre attuale: non basta istruire, occorre formare coscienze. Don Bosco ha sempre saputo leggere i linguaggi e gli ambienti dei giovani del suo tempo, entrando nei loro cortili, nelle loro fatiche e nei loro desideri. Oggi uno di questi cortili è certamente quello digitale. Per questo educare all’Intelligenza Artificiale significa, prima di tutto, educare alla libertà, alla responsabilità, alla verità e alla relazione.

In un contesto in cui spesso la tecnologia viene presentata come destino inevitabile, il titolo del progetto assume il sapore di una scelta: “Ci sto”. Ci sto a conoscere, a capire, a non subire passivamente. Ci sto a usare gli strumenti senza farmi usare. Ci sto a restare umano, anche nell’era dell’IA. È una sfida che riguarda tutti: studenti, docenti, educatori, genitori e comunità educative. Ed è anche un invito a rimettere al centro il compito più importante di ogni educazione: aiutare i giovani a diventare pienamente se stessi, capaci di abitare il proprio tempo con intelligenza, responsabilità e cuore.

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