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30/06/2026

Fiaccolata per don Francesco e Alberto

Migliaia di persone hanno attraversato in silenzio il centro di Schio per ricordare don Francesco Andreoli e il giovane animatore Alberto Fioretto, trasformando la città in un grande cammino di luce, preghiera e vicinanza. Una fiaccolata intensa e composta, nella quale torce e candele hanno illuminato le vie cittadine, dando forma visibile all’affetto, al dolore e alla gratitudine di una comunità profondamente segnata dalla loro scomparsa.

Ad aprire il corteo, partito da piazza Almerico da Schio e diretto verso l’oratorio salesiano, uno striscione con una frase di don Bosco: «Uno solo è il mio desiderio: vedervi felici nel tempo e per l’eternità». Parole che, in questa circostanza, hanno assunto un significato particolarmente forte, richiamando il cuore della missione salesiana e il desiderio di bene che ha accompagnato la vita di don Francesco e il servizio generoso di Alberto.

Oltre tremila candele hanno accompagnato il cammino di famiglie, ragazzi del Grest, animatori, educatori, confratelli, cittadini e amici giunti anche da diversi comuni del territorio. Molti negozi, lungo il percorso, hanno abbassato le serrande in segno di rispetto, contribuendo a creare un clima di raccoglimento e partecipazione. Schio ha scelto di esserci, con la discrezione del silenzio e con la forza di una presenza corale.

All’arrivo nell’area esterna dell’istituto salesiano, il lungo fiume di persone ha continuato ad affluire per quasi un’ora. Il silenzio, carico di emozione e preghiera, è stato interrotto soltanto da un grande applauso, segno di affetto e riconoscenza per due vite che hanno lasciato un segno profondo nella comunità.

A prendere la parola sono stati la sindaca Cristina Marigo e il direttore dell’opera salesiana di Schio, don Ivan Ghidina. Don Ivan ha espresso anzitutto la vicinanza alle famiglie di don Francesco e Alberto, ricordando come questi siano giorni segnati da domande difficili e da un dolore che mette a nudo la fragilità di tutti. Al tempo stesso ha sottolineato la straordinaria vicinanza che la comunità sta sperimentando. Di Alberto ha ricordato la gioia semplice e generosa dell’animatore, capace di donarsi con sorriso e vitalità. Nel dolore, ha detto, rimane un barlume di speranza: la loro morte diventa un invito a far emergere il bello che abita in ciascuno.

Anche la sindaca Marigo ha consegnato alla comunità parole di grande partecipazione. Ha parlato di giorni di sofferenza, nei quali la città si è fatta silenziosa per rispetto e per riflettere. La fiaccolata, con il suo silenzio, ha raccontato molto della comunità scledense: il bisogno di stare vicini, di sostenersi, di non lasciare che il dolore abbia l’ultima parola. È questo, ha ricordato, il messaggio che don Francesco e Alberto lasciano a tutti.

Particolarmente commovente è stato l’intervento del papà di Alberto Fioretto, accolto da un lungo applauso. Con parole semplici e profondissime, ha raccontato il figlio come un ragazzo dalla vita breve, ma felice, definendolo «come l’aria» per la sua famiglia. Ha confidato lo stupore provato nel vedere una partecipazione così grande, inattesa per un ragazzo semplice come Alberto, e ha riconosciuto in quella presenza il segno concreto dell’affetto e del dolore di tante persone per lui e per don Francesco.

La fiaccolata di Schio non ha cancellato il dolore, ma lo ha custodito dentro un abbraccio più grande. Nel buio della sera, la luce delle candele ha raccontato una comunità ferita ma unita, capace di stringersi attorno alle famiglie, all’oratorio e all’opera salesiana. Un popolo che, nel ricordo di don Francesco e Alberto, continua a credere che il bene donato non va perduto e che la vita, quando è spesa per gli altri, continua a generare luce.