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26/05/2026

L’algoritmo al servizio dell’umano: il modello salesiano mette un confine alla tecnologia

Primo modello sistemico in Italia su una rete di scuole.
1.600 docenti, la ricerca dell’Università Pontificia Salesiana
e una regola netta: quando inizia la ricreazione, Gemini si ferma

febbraio 2026 quindici tra ingegneri e ricercatori a livello globale di Google si sono recati a Venezia Mestre, non per spiegare l’Intelligenza Artificiale (IA) ai docenti delle scuole salesiane, ma per ascoltare come la stavano già usando in classe. A fine maggio Google tornerà in Italia, questa volta a Verona.

Nel pomeriggio di giovedì 28 maggio a partire dalle ore 15, infatti, all’Istituto Salesiano San Zeno di Verona, si terrà l’evento “GO beyond traditional education”. Non si tratta di un convegno sulle promesse dell’IA ma di un racconto di ciò che è già successo nelle aule. I vertici internazionali di Google for Education verranno ad ascoltare le esperienze delle scuole salesiane italiane: il primo caso, in Italia, di IA portata in classe in modo sistematico dentro un’intera rete di scuole.

In un anno i docenti coinvolti sono passati da 700 nel Triveneto a oltre 1.600 in tutta Italia. Quello che conta non sono gli incontri o le linee guida, ma le lezioni vere, fatte ogni giorno da insegnanti di scuola primaria, secondaria e formazione professionale. La ricerca che le misura, coordinata da don Michal Vojtáš per l’Università Pontificia Salesiana, ha analizzato 1.375 lezioni realmente svolte in classe e raccolto il giudizio di 29.171 studenti. Il risultato che pesa di più è semplice: dopo averla provata l’86% dei docenti dichiara di voler usare stabilmente l’IA come supporto alla didattica e là dove di solito si teme l’appiattimento, gli insegnanti registrano l’effetto contrario, ovvero una creatività dei contenuti in crescita fino al 40%. I benefici arrivano a raddoppiare quando l’IA non sostituisce la lezione, ma accompagna metodi nuovi.

Il tratto che distingue l’esperienza salesiana non è la scala, quanto piuttosto un confine. Mentre il dibattito pubblico si divide tra tecnofobia e adozione acritica, l’esperimento salesiano introduce il concetto di “tecnologia a tempo”. Non è un divieto, ma una gerarchia di valori: l’IA potenzia l’apprendimento, ma si ferma quando inizia la relazione educativa pura. Non è la macchina a spegnersi, è l’istituzione che riafferma il primato del volto sull’interfaccia, un confine che trasforma Gemini da potenziale distrazione a risorsa governata.

All’evento del 28 maggio parteciperanno, per Google for Education, Amanda Rosenburg (Staff User Experience Researcher, New York), Marco Berardinelli (Google for Education Italia) e Anna Artemyeva (HE Lead EMEA & APAC / Regional Lead [UK, Ireland, Italy, Central Asia]), con tre assessori regionali all’Istruzione del Nord Italia: Valeria Mantovan (Veneto), Alessia Rosolen (Friuli-Venezia Giulia) e Simona Tironi (Lombardia). Il progetto entra, così, nel suo secondo anno.

Una scuola che costruisce migliaia di lezioni con l’IA, e decide dove non farla entrare, non insegue la tecnologia. La governa.