QUANTO SONO BELLE LE MANI INVECCHIATE FACENDO DEL BENE!
La frase che fa da titolo a questa buonanotte è stata pronunciata il 06 novembre da Papa Leone, all’inizio della sua visita in diversi paesi del Sud America, di fronte a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale di Montevideo. Certamente un ringraziamento per tutti coloro che con la loro vita, mani, piedi, energie, parole e creatività hanno permesso all’amore di Cristo di raggiungere tante persone. Certamente un monito, e un invito, anche per noi, a continuare a chiederci “dove sta il nostro cuore”. Come dice papa Leone “esso a volte può rimanere legato a un’opera che consideriamo come nostra, al riconoscimento che riceviamo o alla sicurezza di avere tutto sotto controllo. Così, senza rendercene conto, iniziamo a guardare gli altri da una prospettiva fondata su queste preoccupazioni. La fedeltà alla nostra vocazione richiede di tornare sempre di nuovo a Gesù Cristo; di lasciare che sia Lui il nostro tesoro, Colui al quale vogliamo somigliare”.
Nei giorni scorsi, presso il noviziato di Colle don Bosco, si è tenuto l’incontro con gli incaricati di pre-noviziato e gli animatori vocazionali di Europa. L’incontro di tre giorni, che sta diventando una consuetudine in questa forma e con questa larga convocazione, ha visto la presenza anche del rettor maggiore con il suo vicario e con il consigliere per la formazione. La loro partecipazione testimonia che quanto accade nelle nostre case e nelle nostre Ispettorie, prima dell’ingresso dei giovani in noviziato, è importante e decisivo e non mette a tema solamente la fecondità della nostra proposta pastorale quanto, soprattutto, la fecondità e la significatività della nostra consacrazione. Quanto precede il noviziato (aspirantato e pre-noviziato), è stato definito più volte un “tempo senza tempo”. Uno spazio, non ancora abitato da etichette o da un limite di tempo preciso al termine del quale è necessario scegliere, in cui è data al giovane la possibilità non solo di vivere tante esperienze, quanto di fare esperienza di Gesù e del suo amore e di camminare dentro di se, interiorizzando i Suoi sentimenti per arrivare ad essere veramente suo. Come suggerisce la ratio, nella nostra formazione va posta “l’enfasi sull’interiorizzazione delle motivazioni e sulla costruzione della convinzioni personali piuttosto che sulla mera esecuzione di compiti”.
Ci hanno accompagnato nella riflessione due passaggi significativi dell’esperienza di Giovanni Bosco:
Don Silvio Roggia, riprendendo un intervento di don Adriano Bregolin, ricordava che “la vera formazione di una Ispettoria è lo stile di vita dei confratelli (e dei laici nella cep)”. Continuiamo ad accompagnare nel discernimento i tanti giovani delle nostre case a partire dalla cura della nostra vita fraterna e della nostra vita spirituale,
don Fabio (animatore missionario) e don Luca (animatore vocazionale)