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08/11/2026

Mani che fanno del bene

QUANTO SONO BELLE LE MANI INVECCHIATE FACENDO DEL BENE!

La frase che fa da titolo a questa buonanotte è stata pronunciata il 06 novembre da Papa Leone, all’inizio della sua visita in diversi paesi del Sud America, di fronte a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale di Montevideo. Certamente un ringraziamento per tutti coloro che con la loro vita, mani, piedi, energie, parole e creatività hanno permesso all’amore di Cristo di raggiungere tante persone. Certamente un monito, e un invito, anche per noi, a continuare a chiederci “dove sta il nostro cuore”. Come dice papa Leone “esso a volte può rimanere legato a un’opera che consideriamo come nostra, al riconoscimento che riceviamo o alla sicurezza di avere tutto sotto controllo. Così, senza rendercene conto, iniziamo a guardare gli altri da una prospettiva fondata su queste preoccupazioni. La fedeltà alla nostra vocazione richiede di tornare sempre di nuovo a Gesù Cristo; di lasciare che sia Lui il nostro tesoro, Colui al quale vogliamo somigliare”.

Nei giorni scorsi, presso il noviziato di Colle don Bosco, si è tenuto l’incontro con gli incaricati di pre-noviziato e gli animatori vocazionali di Europa. L’incontro di tre giorni, che sta diventando una consuetudine in questa forma e con questa larga convocazione, ha visto la presenza anche del rettor maggiore con il suo vicario e con il consigliere per la formazione. La loro partecipazione testimonia che quanto accade nelle nostre case e nelle nostre Ispettorie, prima dell’ingresso dei giovani in noviziato, è importante e decisivo e non mette a tema solamente la fecondità della nostra proposta pastorale quanto, soprattutto, la fecondità e la significatività della nostra consacrazione. Quanto precede il noviziato (aspirantato e pre-noviziato), è stato definito più volte un “tempo senza tempo”. Uno spazio, non ancora abitato da etichette o da un limite di tempo preciso al termine del quale è necessario scegliere, in cui è data al giovane la possibilità non solo di vivere tante esperienze, quanto di fare esperienza di Gesù e del suo amore e di camminare dentro di se, interiorizzando i Suoi sentimenti per arrivare ad essere veramente suo. Come suggerisce la ratio, nella nostra formazione va posta “l’enfasi sull’interiorizzazione delle motivazioni e sulla costruzione della convinzioni personali piuttosto che sulla mera esecuzione di compiti”. 

Ci hanno accompagnato nella riflessione due passaggi significativi dell’esperienza di Giovanni Bosco:

  • il periodo vissuto con don Calosso che gli fa da padre e gli permette di iniziare a gustare che cosa sia vita spirituale. Vita spirituale che non fiorisce semplicemente da un buon insegnamento ricevuto, quanto più profondamente, in una relazione vissuta;
  • il momento della vestizione (25 ottobre 1835) che Giovanni racconta così: Quando il prevosto mi comandò di levarmi gli abiti secolareschi con quelle parole: Exuat te Dominus veterem dissi in cuor mio: roba vecchia c'è da togliere. Mio Dio, distruggete in me tutte le mie cattive abitudini. Quando poi nel darmi il collare aggiunse: Induat te Dominus novum hominem mi sentii tutto commosso e aggiunsi tra me: Si, o mio Dio, fate che in questo momento io vesta un uomo nuovo. Giovanni non riceve un solamente un segno esteriore ma un abito che sta lavorando la sua interiorità profondamente.

Don Silvio Roggia, riprendendo un intervento di don Adriano Bregolin, ricordava che “la vera formazione di una Ispettoria è lo stile di vita dei confratelli (e dei laici nella cep)”. Continuiamo ad accompagnare nel discernimento i tanti giovani delle nostre case a partire dalla cura della nostra vita fraterna e della nostra vita spirituale,

don Fabio (animatore missionario) e don Luca (animatore vocazionale)

 

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