Missionari di pace nel quotidiano
“La pace sia con voi”: è questo il saluto e l’augurio che abbiamo sentito risuonare e ripetere il giorno di Pasqua. Sono le parole di Gesù Risorto. E di pace oggi il mondo ne ha davvero sete e fame. La pace è uno dei desideri più profondi del cuore umano e, al tempo stesso, una delle sfide più urgenti del nostro tempo. In un mondo segnato da conflitti, divisioni e incomprensioni, il messaggio cristiano si presenta come una proposta concreta e attuale: diventare costruttori di pace. In questo orizzonte, il tema della missionarietà si intreccia profondamente con quello della pace, invitando ogni persona a vivere una testimonianza attiva e trasformativa, nel contesto in cui ciascuno vive e secondo la vocazione che Dio suggerisce personalmente.
Papa Leone XIV continua a richiamare con forza questo impegno quando afferma: “La pace non è solo assenza di guerra, ma è uno stile di vita che si costruisce ogni giorno, nelle scelte più semplici e nei gesti più concreti”. La pace allora non appare solo nella sua dimensione puramente politica o internazionale, ma si radica nella quotidianità di ciascuno. Essere missionari di pace, dunque, non significa necessariamente partire per terre lontane, ma imparare a vivere relazioni nuove nei luoghi ordinari della vita: in famiglia, a scuola, sul lavoro, nelle comunità, nei nostri oratori e nelle nostre scuole…ambienti educativi che possono stimolare e costruire relazioni di pace.
La missionarietà non è solo annuncio di parole, ma testimonianza di vita. Come sottolinea ancora Papa Leone XIV: “Ogni cristiano è inviato ad essere nel mondo seminatore di pace, attraverso il linguaggio universale dell’amore e del rispetto”. Perciò questo implica un cambiamento di mentalità: passare da una logica di conflitto a una logica di incontro, da una cultura dello scontro a una cultura del dialogo.
Essere missionari costruttori di pace nel quotidiano significa, allora, saper ascoltare. L’ascolto autentico è il primo passo per comprendere l’altro e per superare pregiudizi e incomprensioni. Significa anche avere il coraggio del perdono, che non è debolezza ma forza capace di spezzare la catena della violenza. E, nelle piccole tensioni di ogni giorno, scegliere di non rispondere con aggressività, ma con pazienza e rispetto, diventa un atto profondamente missionario.
Infine, costruire la pace richiede impegno concreto per la giustizia. Non può esserci vera pace senza attenzione agli ultimi, senza solidarietà verso chi è in difficoltà. La missionarietà si esprime allora anche nella capacità di farsi prossimi, di condividere, di costruire comunità accoglienti. Come ricorda Papa Leone XIV: “La pace cresce dove qualcuno decide di farsi carico dell’altro, trasformando l’indifferenza in responsabilità”.
Un seme di speranza sono i cinquanta giovani che si stanno preparando a vivere un’esperienza di missione, quest’estate. Le mete dell’Egitto, del Madagascar, della Moldavia, del Perù e del Brasile possono essere orizzonti e terreni dove potersi mettere in servizio e, nel breve tempo di tre settimane, imparare a dialogare con culture diverse per diventare esempi semplici ma efficaci di pace. Dopo tre incontri molto intensi, i giovani partenti della nostra ispettoria si stanno preparando a vivere un weekend missionario a Schio, sulle orme di Padre Luigi Bolla e di Madre Bakhita, il 18 e 19 aprile. Accompagniamo questi giovani nella preghiera perché possano veramente rappresentare, con la loro disponibilità a partire, un’alternativa alla cultura di violenza e tensione che sembra imperversare nel mondo.
Don Fabio e don Luca