Dal 16 al 18 febbraio 2026 circa sessanta tra docenti, formatori ed educatori neoassunti delle case salesiane di Bardolino, Castello di Godego – E. Sardagna, Este, Mezzano di Primiero, Mogliano Veneto – Astori, Pordenone, San Donà di Piave, Schio, Tolmezzo, Udine – Bearzi, Verona – Don Bosco e Verona – San Zeno hanno vissuto un intenso percorso di formazione sui luoghi salesiani, cuore pulsante della nostra storia e della nostra missione educativa.
L’iniziativa si inserisce nel programma di formazione dei neoassunti predisposto dall’Ispettoria Salesiana San Marco, con l’obiettivo di offrire non solo strumenti professionali, ma soprattutto radici solide e consapevoli. Perché lavorare in un’opera salesiana non significa semplicemente svolgere un ruolo educativo, ma entrare in una tradizione viva che affonda le sue radici nell’esperienza umana e spirituale di don Bosco.
Il gruppo, accompagnato da don Emanuele, Delegato di Pastorale Giovanile, ha iniziato il percorso al Colle Don Bosco, nei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza del Santo. È stato un primo passaggio fondamentale: lì dove tutto è nato, tra una famiglia semplice, una fede concreta e una povertà che non ha impedito a un ragazzo di coltivare sogni grandi. Visitare la casetta natale e i campi che hanno visto crescere Giovanni Bosco ha aiutato i partecipanti a comprendere come il carisma salesiano non sia frutto di una teoria, ma di una storia reale, fatta di fatica, intuizione e Provvidenza.
La formazione è stata guidata da don Enrico Lupano, che con competenza e passione ha accompagnato il gruppo in un approfondimento rigoroso e coinvolgente della figura di don Bosco dal punto di vista storico, pedagogico e spirituale. Non una narrazione devozionale, ma una lettura solida, documentata, capace di restituire la complessità del contesto sociale e culturale in cui don Bosco ha operato. È emersa la statura di un uomo pienamente inserito nel suo tempo, capace di leggere i bisogni dei giovani più poveri e di rispondere con creatività e concretezza.
A Valdocco, cuore dell’opera salesiana, la visita alla Basilica di Maria Ausiliatrice, ai cortili, alle camerette di don Bosco e al Museo Casa Don Bosco ha reso ancora più tangibile l’intreccio tra storia e missione. Qui i neoassunti hanno potuto cogliere il genio educativo del Sistema Preventivo non come uno slogan, ma come una prassi quotidiana fatta di presenza, ragione, religione e amorevolezza. Don Lupano ha aiutato a comprendere come l’oratorio non sia stato semplicemente uno spazio fisico, ma un laboratorio pedagogico permanente, dove don Bosco ha saputo coniugare evangelizzazione, istruzione e promozione umana.
La visita ai luoghi torinesi legati alla vita del Santo ha completato il quadro, mostrando una Chiesa e una città in fermento, attraversate da trasformazioni profonde. In questo scenario si è delineata la forza profetica di un prete che ha saputo stare dalla parte dei giovani, soprattutto dei più fragili, con uno stile che ancora oggi interpella chi opera nelle nostre scuole, nei centri di formazione professionale, negli oratori e nelle opere sociali.
Particolarmente significativo è stato il momento di preghiera e di condivisione vissuto insieme nel giorno di inizio della Quaresima, culminato nella celebrazione dell’Eucaristia. Un passaggio che ha ricordato a tutti come l’educazione salesiana non possa prescindere da una radice spirituale profonda. Don Bosco educava perché amava, e amava perché si sentiva amato da Dio.
Questi tre giorni hanno rappresentato molto più di un viaggio di istruzione. Sono stati un investimento strategico sull’identità. In un tempo in cui tutto cambia rapidamente, tornare alle fonti significa rafforzare la visione e allineare le energie. L’Ispettoria San Marco continua così a scommettere sulla qualità delle persone, consapevole che la fedeltà al carisma passa attraverso la formazione continua e condivisa.
Per i neoassunti è stata un’esperienza di immersione totale nello spirito salesiano, un’occasione per fare squadra tra opere diverse e per sentirsi parte di una missione comune. Con uno sguardo rivolto al futuro, ma con i piedi ben piantati nella storia. Perché, come ci insegna don Bosco, senza memoria non c’è profezia.