Giovedì 12 marzo 2026, presso la sede ispettoriale dei Salesiani del Triveneto a Venezia-Mestre, si è svolto l’incontro della Commissione Opere Sociali del Nord Est. Alla riunione hanno partecipato membri della commissione, invitati e una delegazione della rete nazionale Salesiani per il Sociale, con l’obiettivo di approfondire il quadro delle opere sociali presenti nel territorio e condividere alcune priorità operative per i prossimi anni.
La sede territoriale del Nord Est di Salesiani per il Sociale, che comprende Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, è presieduta da don Emanuele Zof. All’incontro erano presenti, tra gli altri, don Vincenzo Salerno, don Francesco Preite, Andrea Farina e alcuni educatori e rappresentanti delle realtà sociali salesiane del territorio.
Il primo momento dell’incontro è stato dedicato alla presentazione del quadro delle opere sociali presenti nel Nord Est. Dalla mappatura emerge una rete articolata di servizi educativi e di accoglienza: centri diurni, doposcuola, comunità educative residenziali per minori, comunità per minori stranieri non accompagnati e progetti di co-housing sociale attivi in diverse città del territorio, tra cui Bardolino, Gorizia, Santa Maria La Longa, Udine-Bearzi. È stato sottolineato come questa ricognizione rappresenti una base importante, ma ancora parziale, per comprendere in modo più oggettivo i bisogni educativi e sociali dei giovani nei diversi contesti territoriali.
Nel corso della mattinata don Francesco Preite ha presentato il ruolo della rete Salesiani per il Sociale, realtà nazionale del Terzo Settore che promuove il benessere e lo sviluppo integrale dei minori e dei giovani più vulnerabili, ispirandosi al Sistema Preventivo di don Bosco. In particolare è stato illustrato il percorso “Organizzare la Speranza”, un cammino partecipativo che coinvolge i territori nella definizione delle priorità operative della rete per il prossimo triennio.
Il confronto si è poi concentrato su due ambiti centrali: educazione e accoglienza. Per quanto riguarda l’educazione, è emersa con forza la necessità di sviluppare strumenti più condivisi per la lettura dei bisogni dei minori e dei giovani del territorio, rafforzando il dialogo con i servizi pubblici, gli enti locali e gli altri ambienti educativi. È stato inoltre evidenziato il bisogno di una maggiore integrazione tra i diversi contesti educativi – scuola, formazione professionale, oratori e opere sociali – affinché i ragazzi più fragili possano trovare percorsi realmente accessibili e continuativi.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al tema della giustizia riparativa, oggi sempre più presente nel dibattito educativo e sociale. Alcune esperienze sono già state avviate nel territorio, anche in collegamento con l’istituto penitenziario minorile e con percorsi di volontariato giovanile, ma il lavoro è ancora in una fase iniziale di osservazione e sperimentazione.
Ampio spazio è stato riservato al tema dell’accoglienza, in particolare alla situazione dei minori stranieri non accompagnati. I partecipanti hanno evidenziato la difficoltà di molti di questi ragazzi ad accedere a percorsi scolastici e formativi adeguati, soprattutto quando arrivano in Italia in età adolescenziale. In molti casi le opere sociali si trovano a supplire a carenze strutturali del sistema educativo, costruendo percorsi provvisori e adattivi per sostenere l’inserimento dei giovani.
Nel dibattito è stata inoltre richiamata l’attenzione sulle cosiddette fragilità invisibili, che emergono spesso nei doposcuola, negli oratori e nei contesti di strada. Accanto ai minori accolti nelle comunità, infatti, esiste un numero crescente di giovani che vivono situazioni di vulnerabilità sociale, familiare o relazionale e che richiedono uno sguardo educativo attento e nuove forme di accompagnamento.
Un ulteriore tema emerso riguarda la fatica crescente del lavoro educativo. In molti contesti si registrano difficoltà nel reperire e mantenere figure educative qualificate, a causa del forte carico emotivo del lavoro con adolescenti fragili e della scarsa riconoscibilità sociale della professione. In questo quadro è stata sottolineata l’importanza della formazione continua e della costruzione di una cultura condivisa tra le diverse opere.
L’incontro si è concluso con la consapevolezza della necessità di rafforzare sempre più il lavoro di rete tra le realtà salesiane del territorio. La collaborazione tra opere, territori e ambiti educativi – dall’educazione all’accoglienza, dalla formazione al lavoro – appare infatti una condizione decisiva per affrontare in modo più efficace le nuove sfide sociali e per continuare a offrire ai giovani più fragili percorsi di crescita e di speranza nello spirito di don Bosco.