Dal 9 al 16 agosto 2026 un gruppo di giovani Universitari e Lavoratori del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto ha vissuto un’intensa esperienza di pellegrinaggio sulle orme di San Filippo Neri, attraversando a piedi una parte del Lazio meridionale fino a Gaeta e concludendo poi il cammino a Roma. Otto giorni nei quali la fatica del cammino, la bellezza dei luoghi, la preghiera, la formazione e la fraternità hanno aiutato a conoscere più da vicino la figura del “santo della gioia” e a rileggere, attraverso la sua esperienza, anche la propria vita.
Il gruppo era composto complessivamente da 29 persone: 20 giovani, sette membri dell’équipe di accompagnamento e due persone dedicate al prezioso servizio della cucina e della logistica. Ben 16 realtà differenti del territorio erano rappresentate, segno della varietà e della ricchezza del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto. Ad accompagnare i giovani erano i Salesiani don Emanuele Zof, don Aldo Castenetto, don Giovanni Pojer e Filippo Adamo, insieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Paola Vendrame, suor Barbara Callovi e suor Cristina Lorenzoni. A sostenere concretamente il cammino, soprattutto nella preparazione dei pasti e negli spostamenti, erano presenti anche Massimiliano Passadore e Marco Bozzini.
Il pellegrinaggio è iniziato domenica 9 agosto con la partenza da Mestre e il viaggio verso Sant’Ambrogio sul Garigliano. Fin dall’inizio il gruppo è entrato idealmente nella vicenda di Filippo Neri, giovane pellegrino che proprio in questi territori maturò alcune scelte decisive per la propria vocazione. Particolarmente significativa è stata la visita alla splendida Abbazia di Montecassino, luogo legato alla permanenza di Filippo a Cassino e alla sua ricerca spirituale. La grandezza dell’abbazia, la sua storia e il panorama che la circonda hanno offerto una cornice particolarmente suggestiva per cominciare un itinerario che voleva essere non soltanto fisico, ma soprattutto interiore. Il primo approfondimento ha presentato Filippo come pellegrino, invitando i giovani a vivere il cammino nella consapevolezza del valore del tempo, nell’alternanza tra silenzio e relazioni e soprattutto nella ricerca di un rapporto personale e autentico con Dio.
Da lunedì 10 agosto è iniziato il vero e proprio percorso a piedi. La prima tappa ha portato il gruppo da Sant’Ambrogio sul Garigliano a Sant’Andrea del Garigliano, lungo un itinerario di circa dieci chilometri segnato dal paesaggio fluviale e collinare. Il tema della giornata, “L’obbedienza alla vita”, ha permesso di rileggere la vicenda di Filippo Neri come una santità cresciuta dentro gli avvenimenti concreti, imparando a riconoscere nelle pieghe della propria storia la presenza e la Provvidenza di Dio.
Martedì 11 agosto il cammino è proseguito da Sant’Andrea fino al Santuario della Madonna del Piano, ad Ausonia, attraverso una tappa decisamente più impegnativa di circa 18 chilometri, con la salita verso il Valico di Vallaurea e il successivo passaggio attraverso Coreno Ausonio. Da Madonna del Piano il gruppo ha poi raggiunto Esperia. Il santuario mariano è stato uno dei tanti luoghi di fede incontrati lungo il percorso, capaci di ricordare come questo itinerario attraversi territori nei quali natura, storia e devozione popolare sono profondamente intrecciate. La riflessione della giornata era dedicata all’umiltà, uno dei tratti più caratteristici di San Filippo, e al sacramento della Riconciliazione: un invito a conoscersi con verità, a non costruire la propria identità sui risultati o sul giudizio degli altri, a riconoscere i propri limiti e a lasciarsi raggiungere dal perdono di Dio.
Mercoledì 12 agosto è arrivata una delle tappe più belle e impegnative dell’intero percorso, da Esperia a Filetto, attraverso oltre venti chilometri di cammino e più di mille metri di dislivello positivo. Le Valli di Polleca e Fraile hanno condotto verso il Monte Redentore, a 1.252 metri, punto più alto del cammino, dal quale lo sguardo ha potuto aprirsi sul golfo di Gaeta e di Napoli, sul Vesuvio e sulle isole. La discesa ha poi portato all’Eremo di San Michele Arcangelo e quindi verso Filetto. In una giornata così ricca di bellezza il tema non poteva che essere quello della gioia e del “cuore dilatato” di San Filippo: non una gioia superficiale o semplicemente emotiva, ma quella che nasce dall’incontro con Dio, dal dono di sé e dalla capacità di attraversare anche la fatica per giungere a qualcosa di più grande.
Giovedì 13 agosto, attraversando il pianoro di Filetto e i paesaggi montani dei Monti Aurunci, i pellegrini hanno raggiunto il Santuario della Madonna della Civita, sopra Itri. Anche questo luogo conserva una memoria diretta del passaggio di San Filippo Neri nel 1532. La giornata è stata dedicata all’Oratorio: non anzitutto come struttura o insieme di attività, ma come esperienza di incontro, relazione, familiarità, preghiera e carità. La figura di Filippo ha permesso così di riscoprire anche le profonde consonanze con Don Bosco: entrambi capaci di partire dalla strada e dall’incontro personale, di stare in mezzo ai giovani, di educare attraverso la familiarità e di fare della gioia una via concreta verso Dio.
Venerdì 14 agosto l’ultima grande tappa del Cammino di San Filippo Neri ha condotto dal Santuario della Madonna della Civita fino a Gaeta, per circa 19 chilometri. Lasciati progressivamente i paesaggi montani, il cammino ha incontrato il Mediterraneo e gli splendidi affacci sul litorale di Gaeta, fino ad arrivare alla Montagna Spaccata e al Santuario della Santissima Trinità. È stato certamente uno dei luoghi più suggestivi dell’intera esperienza: la roccia che precipita verso il mare, la bellezza della costa e il silenzio del santuario hanno dato concretezza alla meta verso la quale idealmente anche il giovane Filippo si era diretto nel suo pellegrinaggio. Proprio la Montagna Spaccata rappresentò infatti un luogo fondamentale nel suo cammino spirituale.
Il tema di quella giornata ha affrontato il rapporto tra il bene e il male. Attraverso episodi della vita di Filippo, i giovani sono stati invitati a riconoscere le dinamiche che conducono alla tristezza, all’invidia, alla gelosia e al ripiegamento su se stessi, ma soprattutto a scoprire gli “antidoti” indicati dalla vita cristiana: vincere il male facendo il bene, custodire una vita ordinata e integra, vivere nella grazia attraverso la preghiera, la carità e i sacramenti. Uno spazio particolare è stato dato anche all’amicizia, al rapporto filiale di Filippo con Maria e al modo cristiano di attraversare la sofferenza.
Da Gaeta il gruppo si è quindi trasferito a Roma, dove il pellegrinaggio è proseguito sabato 15 agosto con il tradizionale Giro delle Sette Chiese, una delle esperienze spirituali più caratteristiche lasciate da San Filippo Neri alla città. In circa venti chilometri sono state raggiunte la Basilica di San Pietro, San Paolo fuori le Mura, San Sebastiano, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. Il cammino è stato vissuto seguendo l’intuizione originaria di Filippo: unire preghiera, penitenza, fraternità e gioia, trasformando il pellegrinaggio in un itinerario di conversione. Ad ogni chiesa sono stati associati un vizio da combattere, una virtù da coltivare e uno dei doni dello Spirito Santo, approfondendo in modo particolare l’amore di San Filippo per la Chiesa.
La sera del sabato, ormai al termine di tanti chilometri condivisi, il gruppo ha vissuto uno dei momenti più belli dell’esperienza: la condivisione finale. Ciascuno ha potuto riprendere quanto vissuto, raccontare ciò che lo aveva maggiormente toccato, riconoscere la ricchezza delle relazioni nate lungo la strada e dare un nome a ciò che il Signore aveva fatto emergere nel proprio cammino. Dopo giorni nei quali si erano condivisi fatica, silenzio, preghiera, pasti, risate, paesaggi e riflessioni, quel momento ha restituito la profondità di una fraternità costruita passo dopo passo.
Domenica 16 agosto il pellegrinaggio si è concluso con la visita alla Chiesa Nuova, Santa Maria in Vallicella, cuore della memoria romana di San Filippo Neri e della Congregazione dell’Oratorio da lui fondata. Ad accogliere i giovnai pellegrini è stato padre Maurizio Botta, che dopo aver celebrato l'Eucarestia con il gruppo e i fedeli della parrocchia, ha dedicato il suo tempo a far conoscere l'attualità di San Filippo Neri.
A rendere particolarmente preziosi questi otto giorni è stata anche la partecipazione attiva e disponibile di tutto il gruppo. I giovani hanno affrontato con serietà le tappe più impegnative, partecipando ai momenti di preghiera, formazione, confronto e condivisione e mettendosi in gioco nelle diverse proposte. Altrettanto significativa è stata l’accoglienza ricevuta in ogni luogo raggiunto: a Sant’Ambrogio, Sant’Andrea, Esperia, Filetto, Itri, Gaeta e Roma il gruppo ha sperimentato concretamente cosa significhi essere accolti come pellegrini. Porte aperte, disponibilità semplice e generosa e persone pronte ad offrire quanto avevano hanno accompagnato il cammino e ne sono diventate parte integrante.
Dall’Abbazia di Montecassino alla Montagna Spaccata, dai boschi e dalle montagne degli Aurunci fino al mare di Gaeta, passando per il Santuario della Madonna del Piano, l’Eremo di San Michele Arcangelo, il Santuario della Madonna della Civita e infine per le grandi basiliche di Roma, il pellegrinaggio MGS 2026 ha permesso di scoprire una parte d’Italia di straordinaria bellezza e, insieme, di percorrere un itinerario spirituale ancora capace di parlare ai giovani di oggi.
Sulle orme di San Filippo Neri il gruppo ha così sperimentato ancora una volta che camminare insieme significa molto più che raggiungere una meta: significa lasciare che la strada, le persone incontrate, la fatica, la bellezza e la presenza di Dio allarghino il cuore.