Dal 17 al 22 agosto 2026 Palermo e la Sicilia hanno accolto la Settimana di Formazione Nazionale del Quinquennio, che ha riunito 54 giovani salesiani provenienti da tutte e sei le Ispettorie d’Italia. Tra loro erano presenti anche i confratelli del Quinquennio della nostra Ispettoria salesiana “San Marco” – Italia Nord Est, accompagnati dal Vicario ispettoriale don Paolo Pontoni.
L’esperienza, dal titolo «La bella testimonianza» (1Tm 6,13) della carità, è stata un’occasione di formazione, fraternità, preghiera e confronto per i salesiani che stanno vivendo i primi anni della loro vita apostolica. Il Quinquennio, infatti, accompagna i confratelli nei primi cinque anni successivi alla Professione Perpetua, per i Salesiani Coadiutori, o all’Ordinazione sacerdotale, per i Presbiteri: un tempo particolarmente importante nel quale quanto ricevuto durante la formazione iniziale è chiamato a misurarsi sempre più concretamente con la vita comunitaria e con il servizio quotidiano tra i giovani.
All’appuntamento siciliano hanno preso parte complessivamente 54 confratelli, tra i quali quattro Vicari ispettoriali, con la presenza di 9 Salesiani Coadiutori e 41 Presbiteri, in rappresentanza delle sei Ispettorie salesiane italiane: INE, ILE, ICP, ICC, IME e ISI.
La settimana ha avuto come filo conduttore la carità pastorale, approfondita attraverso alcuni grandi testimoni della fede e della giustizia legati alla terra siciliana. I diversi momenti hanno permesso ai partecipanti di mettere in dialogo la spiritualità salesiana e il Sistema Preventivo di Don Bosco con storie concrete di persone che hanno fatto della propria vita un dono.
Una delle figure che maggiormente ha accompagnato il percorso è stata quella del beato don Pino Puglisi. Dopo la celebrazione dell’Eucaristia nella Cappella Palatina del Palazzo Reale di Palermo, i confratelli hanno sostato in preghiera presso la sua tomba in Cattedrale e approfondito la conoscenza della sua testimonianza. Nei giorni successivi hanno raggiunto anche Brancaccio, il quartiere nel quale il sacerdote palermitano ha svolto il proprio ministero, visitando la sua casa-museo.
Proprio a Brancaccio è emersa con particolare evidenza una significativa consonanza tra l’opera di don Pino Puglisi e quella di Don Bosco: la scelta di stare accanto ai ragazzi, sottrarli alla strada e offrire loro attraverso la scuola, il doposcuola, il gioco e la proposta cristiana una possibilità diversa per la propria vita. Una carità pastorale capace di diventare educazione e di contrastare concretamente quelle situazioni nelle quali la povertà e la mancanza di opportunità rischiano di consegnare i più giovani alla violenza e alla criminalità.
Un’altra giornata è stata dedicata al tema “La giustizia come dono di sé nel mondo”, seguendo le tracce del beato Rosario Livatino. A Canicattì i salesiani hanno visitato la casa e la tomba del magistrato, celebrando insieme l’Eucaristia. Il percorso è poi proseguito verso Agrigento e la Valle dei Templi, luogo legato anche alla memoria dello storico appello contro la mafia pronunciato da san Giovanni Paolo II nel 1993.
Il rapporto tra educazione, giustizia e responsabilità sociale è stato ulteriormente approfondito attraverso la visita al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove i giovani salesiani hanno avuto la possibilità di confrontarsi con il Procuratore Capo. Un incontro che ha richiamato con forza la responsabilità delle agenzie educative nella costruzione di una società capace di legalità e giustizia, secondo quell’ideale caro a Don Bosco di formare “buoni cristiani e onesti cittadini”.
La giornata è proseguita con la visita alla Missione Speranza e Carità e l’incontro con don Pino Vitrano. La conoscenza della comunità e della sua opera di accoglienza verso le persone più fragili ed emarginate ha offerto un altro volto concreto di quella carità che non rimane un principio astratto, ma si traduce nell’accoglienza, nella prossimità e nel servizio agli ultimi.
Accanto agli incontri e alle testimonianze non sono mancati i momenti di fraternità e di conoscenza della bellezza della terra siciliana. I confratelli sono stati accolti anche presso l’Istituto Salesiano Gesù Adolescente e il Liceo Don Bosco Villa Ranchibile, mentre il percorso ha permesso di conoscere il centro storico di Palermo e alcuni dei luoghi più significativi della città.
Particolarmente suggestiva è stata la giornata trascorsa a Monreale, proposta attorno al tema “Il Tov della storia della salvezza”. La celebrazione dell’Eucaristia nel Duomo, sotto lo sguardo del grande Cristo Pantocratore, ha aiutato a rileggere l’intero itinerario vissuto: anche dentro le contraddizioni, le sofferenze e le ingiustizie della storia, il cristiano è chiamato a riconoscere e testimoniare l’opera di salvezza di Dio. Il pomeriggio trascorso a Mondello e la serata conclusiva di sintesi hanno quindi offerto ulteriori occasioni di condivisione e fraternità.
Le riflessioni proposte durante la settimana hanno continuamente riportato i partecipanti al cuore della vocazione salesiana. La carità pastorale nasce anzitutto dall’innamoramento per Cristo e diventa passione educativa per i giovani. La testimonianza di don Pino Puglisi ha ricordato come non sia possibile parlare autenticamente di Cristo senza essere personalmente coinvolti dall’amore per Lui.
Allo stesso tempo, le esperienze incontrate hanno mostrato come educare significhi anche liberare dalla paura, restituire dignità e tutelare i diritti delle persone, soprattutto dei più giovani e vulnerabili. Una sensibilità profondamente radicata nella storia salesiana: già Don Bosco comprese quanto fosse necessario non soltanto accogliere i ragazzi, ma anche proteggerli concretamente, come testimonia il suo impegno per la tutela dei giovani lavoratori e degli apprendisti.
È emersa anche l’importanza della competenza e della preparazione. La passione educativa, infatti, non può essere separata dalla capacità di leggere le trasformazioni della società e affrontarne con serietà le nuove complessità. Don Bosco stesso chiedeva ai suoi salesiani studio, preparazione e capacità di stare dentro il proprio tempo per poter realmente servire i giovani.
La celebrazione dell’Eucaristia nella mattinata di sabato 22 agosto ha concluso il percorso, prima del rientro dei 54 confratelli nelle rispettive comunità.
La Settimana del Quinquennio ha così ricordato che questi primi anni di ministero e di vita apostolica non rappresentano semplicemente una fase da attraversare, ma un tempo prezioso nel quale consolidare la propria vocazione, rileggere l’esperienza quotidiana e rinnovare la scelta di spendersi per i giovani, specialmente quelli più poveri e a rischio.
Per i confratelli della nostra Ispettoria, insieme a don Paolo Pontoni, sono stati giorni preziosi anche per sperimentare la comunione dell’Italia salesiana: camminare insieme ad altri giovani salesiani, confrontarsi sulla missione e lasciarsi interrogare da testimoni come Puglisi e Livatino ha rappresentato un ulteriore invito a rendere anche oggi, nel quotidiano delle nostre comunità e delle nostre opere, “la bella testimonianza della carità”.