NO, non parliamo di Laura Pausini e uno dei suoi più grandi successi. Ma affrontiamo quel miscuglio di emozioni, sentimenti, incertezze, speranze e nostalgie che Papa Leone ha scelto come tema centrale nel discorso che ha rivolto il 10 gennaio scorso ai giovani della Diocesi di Roma. Tra tutti i temi che il Santo Padre poteva scegliere fa meraviglia pensare proprio alla solitudine. Eppure non servono grandi indagini sociologiche per capire che sentirsi soli è uno dei pericoli più diffusi e pesanti dei giovani d’oggi. Paradossalmente, in una società iper-comunicativa e iper-social, tanti dei nostri ragazzi non trovano quella compagnia significativa che, nell’amicizia, nell’amore e nella collaborazione, possa farli sbocciare in tutte le loro potenzialità.
Così scrive il Papa:
“Quando il grigiore della solitudine appanna i colori della vita, vediamo che si può essere isolati anche in mezzo a tante persone. Anzi, proprio così la solitudine mostra il suo volto peggiore: non si viene ascoltati, perché immersi nel frastuono delle opinioni; non si guarda niente, perché abbagliati da immagini frammentarie. Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio.
Eppure in questi momenti di sconforto possiamo affinare la nostra sensibilità. Se tendiamo l’orecchio e apriamo gli occhi, il creato ci ricorda che non siamo soli: il mondo è fatto di legami tra tutte le cose, tra gli elementi e i viventi. Eppure, per quanto continuiamo a respirare l’aria pronta per noi, restiamo affannati; per quanto mangiamo cibo, anche se buono, non ci sazia e l’acqua non disseta. La disponibilità della natura non ci basta, perché noi non siamo solo quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. Siamo creature uniche fra tutte, perché portiamo in noi l’immagine di Dio, che è relazione di vita, d’amore e di salvezza.
Allora, quando ti senti solo, ricorda che Dio non ti lascia mai. La sua compagnia diventa la forza per fare il primo passo verso chi è solo, eppure ti sta proprio accanto. Ognuno resta solo se guarda unicamente a sé stesso. Invece, avvicinarsi al prossimo ti fa diventare immagine di quel che Dio è per te. Come Egli porta speranza nella tua vita, così tu puoi condividerla con l’altro. Vi troverete allora insieme ad essere cercatori di comunione e di fraternità.”
La missionarietà può davvero essere un farmaco salutare alla sfida che la solitudine porta con sé. Anche quest’anno si affacciano una cinquantina di giovani alla finestra del mondo per vivere le esperienze missionarie estive: grandi e lontani orizzonti negli occhi e una sete di risposte nel cuore che mettono in moto piedi stanchi di percorrere le solite strade. Nelle lettere di presentazione che hanno scritto per intraprendere il cammino partenti ritornano temi preziosi: il desiderio di uscire dalla propria comfort-zone, il bisogno profondo di restituire quanto si ha ricevuto nella propria storia e nella propria educazione, ma soprattutto il grande sogno di sconfiggere la solitudine propria e altrui, facendo della vita una relazione di dono e di generosità. Dentro di noi e attorno a noi tante povertà! Partire dalla propria routine e scoprire, dall’altra parte del mondo, persone sole, povere e bisognose mette in moto domande e risposte profonde. E ci interroga: come accorgersi che spesso anche ciascuno di noi può essere solo? Come e con chi affrontare la propria solitudine? Come accorgersi delle persone sole attorno a noi? Come creare relazioni significative che abbattono ogni tipo di solitudine: quella subita nell’allontanamento, quella cercata dalla propria superbia nel credersi migliore, quella delle incomprensioni, quella dettata dalla stranezza personale e quella poco visibile di chi riempie il proprio cuore solo di relazioni superficiali?
Con Papa Leone ci mettiamo anche noi in cammino, pronti ad essere missionari. Possiamo valorizzare la sana solitudine del silenzio e del dialogo con la propria coscienza. Ma occorre attrezzarci con il coraggio di creare rete e comunità attorno a noi.
Don Fabio e don Luca