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16/10/2026

Tolmezzo, cento anni con i giovani

Tolmezzo, cento anni con i giovani: inizia il secondo secolo della presenza salesiana

Una giornata di festa per il Centenario dell’Opera salesiana, alla presenza del Rettor Maggiore don Fabio Attard. Dalla scuola al Comune, dalla celebrazione in Duomo all’incontro con i giovani e alla serata al Teatro Candoni, un’intera comunità ha fatto memoria di cento anni di storia guardando al futuro dell’educazione.

Venerdì 16 ottobre Tolmezzo ha celebrato i cento anni della presenza salesiana in Carnia. Una giornata intensa, vissuta insieme dal mondo salesiano, dalla città e dal territorio, che ha visto la presenza di don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani e undicesimo successore di Don Bosco, giunto in Friuli per condividere questo importante anniversario.

Le celebrazioni hanno attraversato l’intera giornata, coinvolgendo ragazzi, allievi ed ex allievi, animatori, famiglie, Salesiani, educatori e rappresentanti delle istituzioni. Fin dal mattino il clima è stato quello tipico di una casa salesiana: l’accoglienza del Rettor Maggiore è iniziata proprio tra i ragazzi della scuola, con un momento di festa capace di mettere immediatamente al centro i giovani, veri protagonisti di questi cento anni di storia.

Successivamente la celebrazione si è spostata nella Sala consiliare del Comune di Tolmezzo per il momento istituzionale, alla presenza del sindaco Roberto Vicentini, dell’Ispettore salesiano don Silvio Zanchetta, dell’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, in rappresentanza del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, insieme a sindaci e amministratori del territorio, autorità civili, religiose e militari, rappresentanti delle categorie economiche e delle associazioni. Durante la cerimonia la Regione Friuli Venezia Giulia ha consegnato a don Fabio Attard una targa commemorativa come riconoscimento dell’impegno civile, sociale ed educativo svolto dall’Opera salesiana a favore dei giovani e della comunità carnica.

Proprio davanti alle istituzioni, don Fabio ha indicato due parole capaci di interpretare non soltanto il passato, ma anche il futuro della presenza salesiana: alleanza e sinergia. Don Bosco, ha ricordato, comprese fin dall’inizio che l’educazione non può essere il compito di qualcuno che agisce da solo, ma richiede la collaborazione di persone, istituzioni e realtà diverse, unite dalla responsabilità verso le nuove generazioni. «Non si può educare creando distanze: si educa costruendo sinergie e alleanze».

Il Centenario è diventato così occasione per ribadire una convinzione che attraversa tutta la storia salesiana di Tolmezzo: i ragazzi e i giovani devono continuare a rimanere al centro. Le differenze di sensibilità, di appartenenza o di visione non possono impedire agli adulti di collaborare per il loro bene. «I nostri ragazzi meritano il meglio», ha sottolineato il Rettor Maggiore, richiamando ciascuno alla responsabilità di offrire concretamente ciò che può per costruire una società più umana.

In tarda mattinata la comunità si è ritrovata nel Duomo di Tolmezzo per la solenne Celebrazione Eucaristica. Nell’omelia don Fabio è partito dal gesto di Gesù che pone un bambino al centro dei discepoli per rileggere la stessa storia di Don Bosco. Giovannino era un ragazzo povero, rimasto presto senza padre, cresciuto dentro condizioni difficili. Eppure proprio quella storia insegna che «la povertà e la miseria sono una condizione, non una condanna».

Don Bosco non dimenticò mai da dove proveniva e, una volta diventato sacerdote, scelse di ritornare verso i ragazzi poveri di Torino, offrendo loro una casa, un cortile, un’educazione e una possibilità di futuro. Da qui l’invito rivolto anche oggi a non dimenticare i poveri e a scegliere, nelle piccole situazioni quotidiane, la gentilezza, l’amicizia e la vicinanza. Anche un gesto apparentemente semplice può diventare per qualcuno il segno che esiste un adulto disposto ad ascoltare, accogliere e accompagnare.

L’omelia si è conclusa con uno sguardo decisamente rivolto in avanti: «Cominciamo insieme questo secondo secolo di presenza salesiana a Tolmezzo», mettendo ciascuno a disposizione il proprio contributo per il bene di questa terra e dei giovani che la abitano.

Nel pomeriggio il Rettor Maggiore ha avuto anche modo di incontrare i giovani dell’oratorio. Un momento che egli stesso ha poi richiamato durante l’appuntamento serale, raccontando di aver ricevuto da loro alcune lettere personali, testimonianze profonde delle domande e delle attese che abitano il cuore dei ragazzi. Un incontro che ha offerto quasi naturalmente la migliore introduzione al tema della serata: il Sistema Preventivo di Don Bosco.

Al Teatro Candoni don Fabio ha infatti proposto una riflessione sul metodo educativo salesiano, alla vigilia dei 150 anni dalla sua prima formulazione scritta. Il Sistema Preventivo, ha spiegato, prima di essere una teoria o una tecnica educativa è un’esperienza, una relazione, uno stile di famiglia: «Il sistema preventivo è vita. Il sistema preventivo è relazione. Il sistema preventivo è spirito di famiglia».

Ragione, religione e amorevolezza continuano così a indicare una strada anche per l’educazione di oggi. La ragione significa incontrare il giovane nella sua realtà e aiutarlo a diventare protagonista della propria vita; la religione apre alle domande profonde che ogni persona porta dentro di sé; l’amorevolezza permette al ragazzo di sapere che, anche nei suoi errori e nelle sue fatiche, troverà qualcuno disposto a volergli bene e a camminare accanto a lui.

Una responsabilità particolarmente impegnativa per gli educatori. Don Fabio ha ricordato come Don Bosco arrivasse a definire l’educatore “consacrato” al bene dei giovani, perché educare significa entrare con rispetto nel mistero della vita di una persona, aiutandola a scoprire il bene che porta dentro di sé.

La serata al Teatro Candoni ha offerto anche l’occasione per presentare il Libro del Centenario, nel quale la storia dell’Opera salesiana viene ripercorsa attraverso testi, fotografie e materiali d’archivio. Una storia raccontata anche attraverso la mostra fotografica realizzata per l’anniversario, nella quale immagini e testimonianze attraversano i diversi decenni della presenza salesiana a Tolmezzo.

Cento anni, dunque, non rappresentano soltanto un traguardo da celebrare. Sono soprattutto una grande eredità educativa da raccogliere. Migliaia di ragazzi, famiglie, educatori e Salesiani hanno costruito nel tempo una storia che appartiene ormai profondamente alla città di Tolmezzo e alla Carnia.

Il Centenario invita ora a scrivere una pagina nuova. Con lo stesso criterio che ha guidato Don Bosco e che don Fabio Attard ha consegnato alla comunità durante questa giornata: incontrare ogni giovane lì dove si trova, credere nel bene presente nel suo cuore e costruire attorno a lui una comunità capace di dire, con la propria presenza: «Io ci sono».

Le celebrazioni continueranno nei prossimi mesi con diversi appuntamenti, fino alla conclusione prevista nel maggio 2027, passando anche attraverso la tradizionale festa di Don Bosco e la ricorrenza di Maria Ausiliatrice. Il primo secolo si è concluso. Il secondo è già cominciato.

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